
L’osteopata ha a sua disposizione un’ampia gamma di tecniche in quanto può agire su articolazioni, tendini, legamenti, muscoli, fasce aponeurotiche, nervi, visceri, ossa del cranio: ogni struttura richiede un approccio diverso e, inoltre, si deve tener conto delle caratteristiche del paziente.
La descrizione completa delle varie modalità tecniche esula da questa trattazione, perciò ci si limiterà a presentare di seguito quelle più conosciute, iniziando dalle tecniche strutturali, cosiddette perché ristabiliscono la mobilità della struttura ossea correggendo le posizioni spaziali delle articolazioni. Le tecniche fasciali, viscerali e applicate sul cranio saranno trattate a parte.
Tecniche ad alta velocità e bassa ampiezza (thrust): forse le più conosciute tra i pazienti, spesso producono uno “scrocchio” il quale dà la sensazione che l’articolazione si sia sbloccata. Sono considerate tecniche dirette, ovvero l’osteopata lavora nella direzione della barriera ( della limitazione) del movimento. Per citare un esempio, se un’articolazione non riesce a compiere il movimento di flessione, tramite una manovra ad alta velocità e bassa ampiezza l’osteopata riuscirà a farle compiere il movimento che prima era limitato. Cosa vuol dire ad alta velocità e bassa ampiezza? La manovra per essere efficace verrà eseguita per pochissimi gradi di movimento ad una velocità molto elevata, questo permetterà la liberazione dell’articolazione senza che il paziente abbia dolore.
La Manipolazione Viscerale si basa sul direzionamento specifico di forze manuali leggere che hanno lo scopo di favorire la normale mobilità, il tono e il movimento dei visceri e dei loro tessuti connettivi. Queste lievi manipolazioni sono in grado di migliorare la funzionalità di singoli organi, dei sistemi all’interno dei quali sono inseriti, e l’integrità strutturale di tutto il corpo.
Fonti: starbene.it, osteopatiaitalia.it